13 Gennaio 2011. Un pensiero a te, amico e maestro.


Un’avventura a lieto fine

Un episodio importante accadde durante una manifestazione a Firenze. Quel giorno fu appresa la notizia in tutta l’Italia che gli americani avevano invaso il Vietnam del Nord creando un’escalation pericolosa. Immediatamente furono organizzate in tutta l’Italia manifestazioni e scioperi. I lavoratori, mi sembra di ricordare, a Milano bloccarono la partenza del Giro d’Italia. A Firenze fu indetto uno sciopero generale di quattro ore dalle 15 alle 19 con manifestazione in piazza Strozzi a cui aderirono numerosi compagni di Campi.
Io partecipai assieme al compagno Lisindo ed a suo cugino Lamberto Carovani. Parcheggiate le macchine nei pressi di piazza del Duomo, ci dirigemmo verso piazza Strozzi. La manifestazione era davvero imponente. Circa ventimila partecipanti gridavano di spostarsi di fronte al Consolato americano presidiato da centinaia di celerini. Io, Lisindo e il giovane Lamberto, decidemmo, in caso di disordini, di scappare e di ritrovarci alla macchina. Le cariche avvennero puntuali: la polizia caricava e manganellava indiscriminatamente. Ci fu un fuggi fuggi generale e scontri con la polizia. Io e Lisindo, con altri numerosi compagni, rimanemmo schiacciati contro un muro, guardati a vista dai carabinieri. Al momento che dettero il “via libera” picchiavano il muro con il calcio dei moschetti all’altezza delle nostre ginocchia in modo che, chi ci inciampava e cadeva, veniva selvaggiamente manganellato.
Raggiungemmo finalmente la macchina, quando ci accorgemmo che Lamberto non era con noi. Fummo invasi dall’angoscia e dal timore per la sua sorte. Aspettammo circa un’oretta con la speranza di vederlo apparire, ma l’attesa fu vana. Allora raggiungemmo la Federazione per chiedere notizie di eventuali arresti e feriti. Il compagno Pagliai, Segretario della F.G.C.I. provinciale, comunicò a tutti che stavano aspettando che il compagno Fabiani tornasse dalla Questura con notizie fresche e precise. A quel punto tornammo a casa turbati per la piega che gli avvenimenti avevano preso riguardo al nostro amico e compagno di cui non sapevamo ancora niente. Lisindo non si dava pace, non sapendo come fare a comunicarlo ai familiari. Andammo dallo zio di Lamberto e, pieni d’ansia, lo avvertimmo. Lui ci invitò a stare calmi e si assunse l’onere di avvertire i genitori del ragazzo. Dopo un quarto d’ora circa tornò per dirci che tutto si era risolto per il meglio: Lamberto si era allontanato dagli scontri andando con un suo amico a San Donnino dove si era trattenuto a cena. Il dramma si concluse con una risata liberatoria.

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