13 Gennaio 2011. Un pensiero a te, amico e maestro.


L’alluvione

Purtroppo, l’alluvione che nel ’66 si abbatté su tutta la Toscana e che non risparmiò nemmeno Campi, costrinse l’Amministrazione a cambiare linea operativa.
Ricordo perfettamente quei drammatici giorni: la vigilia del 4 novembre si riunirono la Giunta e il Comitato di Sezione nella sede del Partito. La pioggia che cadeva ininterrotta da due giorni ci rese difficile anche il tornare semplicemente a casa. La mattina del 4 novembre fui bruscamente svegliato da un’animata discussione che si svolgeva tra i miei vicini di casa: parlavano di alluvione, di “rottura” del Bisenzio. Mi alzai e mi incamminai lungo l’argine del fiume. Arrivato al ponte di San Piero a Ponti, dove l’argine aveva ceduto, incontrai il Sindaco insieme al compagno Libero Manetti: mi invitarono a seguirli .... fu così che tornai a casa dopo una settimana. Fu istituito un comitato (di cui io facevo parte in quanto Segretario della F.G.C.I.) che operava in via Buozzi all’interno delle scuole che vennero attrezzate per ospitare gli sfollati. Uno dei primi impegni fu quello di riuscire in tutti i modi ad ottenere perlomeno un mezzo anfibio in dotazione ai Vigili del Fuoco. Mi ricordo che all’alba del 7 novembre andammo io, Liberto Roti – vice sindaco – e Brunino Bacci alla sede dei pompieri a Prato. Tornammo con la promessa che avrebbero fatto il possibile per aiutarci. Quella stessa mattina, verso le 9, arrivarono due anfibi con due vigili ciascuno. Questi mezzi furono essenziali per sollevare la popolazione colpita dall’alluvione. Per fortuna il centro di Campi rimase asciutto e questo ci permise di collegarci con Prato e, successivamente con Firenze. Molti furono i giovani che prestarono la loro opera di volontari. Il Sindaco fu instancabile nel coordinare i soccorsi permettendo che tutto andasse nel miglior modo possibile: questo fece salire la popolarità di Primaldo Paolieri alle stelle.
L’alluvione fu una vicenda ricca di episodi significativi e molto ci sarebbe ancora da raccontare, ma mi fermo qui.

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