Campi non fu da meno: procedemmo in modo organizzato con turni di quattro ore. Per l‘ultimo giorno e l’ultima notte incaricammo due compagni, Celentano Antonio e D’Agostino Aniello di presidiare ininterrottamente il posto. Nei pressi del Palazzo Comunale avevamo posteggiato una 1100 (che il Partito aveva acquistato per svolgere la campagna elettorale) per consentire ai compagni che facevano i turni di notte, di riposare. Io e Bacci Bruno, che fummo incaricati dal Segretario di presentare simboli e liste, passammo nei pressi del Comune verso mezzanotte per offrire ai due compagni di turno del caffé e qualcosa da bere. Verificato che tutto funzionava alla perfezione, salutammo i due compagni e ci demmo appuntamento per le 6.30 del mattino alla sede del P.C.I. per prendere i documenti da consegnare al Segretario Comunale. Arrivati poco prima delle 7 davanti al Comune, trovammo il portone d’ingresso presidiato da numerosi militanti del P.S.I. che, formando con le braccia una catena, minacciavano di non far entrare nessuno. Sostenevano che erano loro gli aventi diritto ad apporre il proprio simbolo in cima alla scheda in quanto avevano raggiunto per primi la sede del Comune. Consultammo i nostri compagni che ci informarono di avere concordato con loro che quella “sceneggiata” sarebbe durata fino all’apertura del portone lasciandoci liberi di entrare per primi. Questa versione, purtroppo, non fu confermata dai compagni socialisti guidati da Arrighetti Andrea detto “brihaino”.
A questa presa di posizione intimammo loro di lasciare libero immediatamente l’ingresso dietro minaccia di essere “pronti a tutto”. A questi toni risoluti da parte nostra, loro reagirono con le prime defezioni; anche l’Arrighetti fece marcia indietro dichiarando che non era loro intenzione degenerare in una rissa: “- In fondo siamo tutti compagni”-, disse. Venimmo a questo compromesso: ci saremmo disposti tutti in fila alla pari davanti al portone; al momento della sua apertura avremmo iniziato la corsa fino agli uffici del Segretario che si trovavano al primo piano, accanto alla Sala dell’Affresco. Scattammo come fulmini e, durante la corsa, sotto lo sguardo attento dell’allora Comandante dei Vigili Urbani, Brunino ed io ci precipitammo immediatamente su per le scale, mentre l’Arrighetti, nel generale parapiglia, andò a sbattere dritto dritto contro la porta dell’ufficio dell’attuale Stato Civile. A quel punto, quando noi avevamo già “tagliato trionfalmente il traguardo”, irruppe nella stanza il Sindaco Puccini che, con aria perentoria, intimò al Segretario di non accettare i nostri documenti perché, secondo lui, avevamo letteralmente spinto l’Arrighetti giù per le scale. Noi gli rispondemmo che stava a lui lasciare quell’ufficio in quanto le funzioni della segreteria non erano di sua competenza. Questo ci costò una denuncia-querela da parte dell’Arrighetti e del P.S.I. La vicenda infine si risolse con il ritiro della denuncia da parte dei querelanti.
A questa presa di posizione intimammo loro di lasciare libero immediatamente l’ingresso dietro minaccia di essere “pronti a tutto”. A questi toni risoluti da parte nostra, loro reagirono con le prime defezioni; anche l’Arrighetti fece marcia indietro dichiarando che non era loro intenzione degenerare in una rissa: “- In fondo siamo tutti compagni”-, disse. Venimmo a questo compromesso: ci saremmo disposti tutti in fila alla pari davanti al portone; al momento della sua apertura avremmo iniziato la corsa fino agli uffici del Segretario che si trovavano al primo piano, accanto alla Sala dell’Affresco. Scattammo come fulmini e, durante la corsa, sotto lo sguardo attento dell’allora Comandante dei Vigili Urbani, Brunino ed io ci precipitammo immediatamente su per le scale, mentre l’Arrighetti, nel generale parapiglia, andò a sbattere dritto dritto contro la porta dell’ufficio dell’attuale Stato Civile. A quel punto, quando noi avevamo già “tagliato trionfalmente il traguardo”, irruppe nella stanza il Sindaco Puccini che, con aria perentoria, intimò al Segretario di non accettare i nostri documenti perché, secondo lui, avevamo letteralmente spinto l’Arrighetti giù per le scale. Noi gli rispondemmo che stava a lui lasciare quell’ufficio in quanto le funzioni della segreteria non erano di sua competenza. Questo ci costò una denuncia-querela da parte dell’Arrighetti e del P.S.I. La vicenda infine si risolse con il ritiro della denuncia da parte dei querelanti.




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