Il Partito, in quei mesi del ’64, era impegnato a preparare programmi e strategie per le imminenti elezioni amministrative che si sarebbero svolte nel novembre dello stesso anno. Dopo che il Paolieri accettò di presentarsi come capolista e quindi candidato a Sindaco della lista comunista, la guida della campagna elettorale fu assunta dal compagno Manetti Sergio come responsabile all’organizzazione e al “lavoro di massa”, come si diceva allora. La campagna elettorale fu aspra, senza esclusione di colpi, rivolta più contro il P.S.I. che contro la D.C. Il Manetti inviò alla D.C. locale una lettera di apertura e di ricerca di collaborazione sia in Consiglio Comunale che in Giunta. La lettera fu resa pubblica attraverso il “giornale parlato” che allora era il mezzo più efficace per la campagna elettorale. Il “giornale parlato” era organizzato unitariamente da tutte le forze politiche che partecipavano alla competizione elettorale, con altoparlanti che diffondevano i messaggi di propoganda politica per tutto il centro storico di Campi. Gli altoparlanti erano collegati con le sedi dei vari partiti, ognuno dei quali, a turno, secondo orari ben stabiliti, faceva sentire la sua voce che veniva annunciata ai campigiani mediante il proprio inno: “Bandiera rossa” per noi ed i socialisti, “Bianco fiore” per la D.C. Così tutte le sere i cittadini potevano ascoltare la voce dei partiti e valutare la bontà dei singoli messaggi.
La lettera di apertura alla D.C. del Manetti suscitò un enorme scalpore tra i cittadini ed anche all’interno del nostro Partito: non tutti apprezzarono quell’apertura così improvvisa ed irrituale. La D.C. rifiutò nettamente la proposta, mentre il P.S.I. interpretò il gesto come un tentativo di cambiare maggioranza in Consiglio Comunale, sciogliendo l’alleanza socialcomunista che governava Campi dal Dopoguerra in poi (prima con il comunista Spartaco Conti detto “Pelosini”, grande figura di antifascista campigiano, poi dal ’56 con il socialista Vasco Puccini). Come si può facilmente intuire i rapporti fra noi ed i socialisti divennero sempre più difficili fino a culminare nell’episodio della famosa corsa per la presentazione del simbolo in vista delle elezioni.
La lettera di apertura alla D.C. del Manetti suscitò un enorme scalpore tra i cittadini ed anche all’interno del nostro Partito: non tutti apprezzarono quell’apertura così improvvisa ed irrituale. La D.C. rifiutò nettamente la proposta, mentre il P.S.I. interpretò il gesto come un tentativo di cambiare maggioranza in Consiglio Comunale, sciogliendo l’alleanza socialcomunista che governava Campi dal Dopoguerra in poi (prima con il comunista Spartaco Conti detto “Pelosini”, grande figura di antifascista campigiano, poi dal ’56 con il socialista Vasco Puccini). Come si può facilmente intuire i rapporti fra noi ed i socialisti divennero sempre più difficili fino a culminare nell’episodio della famosa corsa per la presentazione del simbolo in vista delle elezioni.




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