Sono nato nel 1941 in una famiglia di modeste condizioni economiche e di sentimenti antifascisti in una frazione di Campi, ”San Martino” chiamata la “piccola Russia” per via della forte presenza comunista e socialista dove operava una consistente nicchia del “Soccorso rosso” di cui mio padre faceva parte. Lui faceva il ciabattino e mia madre, la casalinga. È in questo contesto che ho vissuto la mia infanzia, l’asilo e i primi tre anni di elementari dalle suore, dopo, con insegnanti laiche fino alla licenza elementare. Dopodiché c’era poco da scegliere: chi non aveva mezzi (come nel mio caso) andava a lavorare, chi poteva contare su una famiglia con migliori possibilità economiche, continuava gli studi, perlomeno fino alla terza media a Firenze in quanto a Campi esisteva solo la scuola elementare.
Dunque, presa la licenza elementare, i miei genitori mi mandarono a fare il garzone presso un pizzicagnolo di San Martino più “per levarmi dalle strade”, come si diceva allora, che per farmi fare un vero e proprio lavoro. In quel periodo la vita sociale si svolgeva tutta all’interno di due luoghi di aggregazione: il Circolo “La società”, come veniva chiamato e la Parrocchia di San Martino gestita da Don Cioni, un parroco benvoluto dai sanmartinesi. La nostra vita di ragazzi si svolgeva all’interno di queste due possibilità... ma non solo.
Ce n’era una terza più avventurosa ed accattivante; scorrazzare per il padule a cogliere uva, ciliege... o all’Hangar, il vecchio campo dei dirigibili dove ci divertivamo tra le rovine trovando un po’ di tutto tra i residuati bellici, o in Bisenzio per fare il bagno e pescare. Compiuti i 14 anni potevamo diventare, a tutti gli effetti, soci del Circolo e suoi abituali frequentatori.
Ed è qui che, assistendo alle riunioni e alle discussioni dei “grandi” sui temi più disparati della vita economica, sociale e politica del nostro Paese, è iniziata la mia formazione di militante comunista, aiutato in questo anche dai miei genitori, entrambi attivisti e iscritti al P.C.I.
Ce n’era una terza più avventurosa ed accattivante; scorrazzare per il padule a cogliere uva, ciliege... o all’Hangar, il vecchio campo dei dirigibili dove ci divertivamo tra le rovine trovando un po’ di tutto tra i residuati bellici, o in Bisenzio per fare il bagno e pescare. Compiuti i 14 anni potevamo diventare, a tutti gli effetti, soci del Circolo e suoi abituali frequentatori.
Ed è qui che, assistendo alle riunioni e alle discussioni dei “grandi” sui temi più disparati della vita economica, sociale e politica del nostro Paese, è iniziata la mia formazione di militante comunista, aiutato in questo anche dai miei genitori, entrambi attivisti e iscritti al P.C.I.
Foto archivio di Remo Romolini







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